Wendigo - Il mostro del freddo
Io e Pietro eravamo già a letto, sotto le coperte, ma non riuscivamo a dormire. C’era qualcosa, in quella notte, che ci teneva svegli. Forse il temporale. Forse il silenzio tra un tuono e l’altro.
Era giovedì. Sabato la mamma sarebbe partita per il Nepal e non l’avremmo vista per quasi un mese. Per questo cercavamo di passare più tempo possibile con lei.
Quella sera ci aveva accompagnati in camera, ci aveva rimboccato le coperte e stava per spegnere la luce, quando un tuono particolarmente forte fece tremare i vetri delle finestre.
Si fermò sulla porta.
Poi sorrise.
“Mi sembra la notte ideale per soddisfare un po’ della vostra curiosità. Sapete, tutti gli antichi popoli hanno miti e leggende che servono per spiegare qualcosa, dare leggi o indicazioni specifiche, vietare determinati comportamenti o permetterne altri. So che abbiamo parlato da poco della spedizione Franklin, e so vi ha sconvolto sapere che i marinai finirono per mangiarsi a vicenda…ma sapete che non è così strano?”
“Come no? È normale mangiare altri esseri umani?” esclamò Pietro, con gli occhi e la bocca che formavano una O perfetta.
“No, non è normale. Ma è successo in altre occasioni nel corso della storia, e noi studiosi lo sappiamo bene perché ci sono alcune leggende che ne parlano…ne volete sentire una?”
Annuimmo tutti e due, stringendoci ancora di più sotto le coperte e aspettando il racconto. La mamma chiuse per bene le tende, accese l’abat-jour, e sedendosi sulla grande poltrona dell’angolo, cominciò a raccontare.
“Avete mai sentito parlare degli Algonchini? Forse no, ma sicuramente conoscete una delle sue principesse, Pocahontas. Gli Algonchini erano un insieme di etnie di nativi americani, quelli che normalmente vengono chiamati “indiani americani” o addirittura “pellerossa”. Vivevano nelle regioni canadesi, dall’Atlantico alle Montagne rocciose, e si dividevano in clan a loro volta divisi in nazioni e confederazioni…la più conosciuta era quella dei Powhatan, il clan di Pocahontas. La regione del Canada in cui vivevano era lungo il fiume Ottawa: una terra coperta di foreste boreali verdissime e profumate, grandi laghi, distese di ghiaccio e neve. Gli Algonchini non avevano costruito delle città o dei paesi, erano “semi-nomadi”, ovvero d’estate vivevano vicino ai fiumi, dove pescavano e scambiavano la merce con gli altri gruppi etnici, e d’inverno si spostavano nel fitto delle foreste, costruendo rifugi e cacciando alci, cervi e castori per nutrirsi e sopravvivere.
Come tutti i popoli del mondo, anche gli Algonchini avevano una religione….e sicuramente non era come la nostra! Avevano moltissime leggende, credevano alla presenza degli spiriti guardiani e al culto degli antenati, e praticavano ogni sorta di riti magici per tutto il loro clan, per attrarre la buona sorte o controllare la pioggia e la neve. I loro miti parlavano della creazione del popolo Algonchino, dei fenomeni naturali e celesti, della morte, della vita nell’aldilà, ed erano protagonisti di queste storie una serie di figure mitologiche molto interessanti…e una di queste è in Wendigo.”
“Wendigo” pensai. Era un nome che non mi suonava nuovo. Lo associavo a qualche video visto in Internet e anche ai videogame di qualche amico. Era un nome che non si poteva dimenticare.
“Il Wendigo è una creatura mitica e malvagia. Viene descritto come uno spirito maligno simile all’uomo: alto, scheletrico, con la pelle giallastra e pallidissima tirata sulle ossa. Dalla bocca spuntano delle zanne enormi. Ha occhi molto luminosi e i pochissimi sopravvissuti all’incontro con uno di loro dicono che dal loro corpo si sprigiona un’aria gelida e puzzolente. Tra i fenomeni naturali descrive l’inverno maligno e solitario. Ma è anche un’altra cosa: il Wendigo era un uomo, che ha perso completamente la sua umanità e si è trasfromato in demone”.
“Ci si può trasformare in demoni? Ma come?” sussurrò Pietro.
“Secondo gli Algonchini in tre modi: se si viene posseduti dal Wendigo nel sonno o se uno stregone ci scaglia una maledizione. Se un Wendigo ci morde e soprattutto….se si mangia carne umana”.
Sia io che Pietro non riuscimmo a trattenere un gridolino. Incredibile!
“Quindi i membri della spedizione Franklin sono diventati dei Wendigo!” esclamai con voce strozzata.
“Quindi se sei cannibale diventi Wendigo? Quindi i membri della spedizione Franklin sono forse diventati Wendigo?”
“Se crediamo al mito…forse. Potrebbe essere. Però vedete, è un mito che ha una funzione ben precisa, educativa: serve a mettere in guardia contro i pericoli della fame. Perché la fame, in quei territori, può essere veramente pericolosa. Tutti e due, chiudete gli occhi e immaginate il lungo e spietato inverno canadese. Nei boschi gli animali scarseggiano, laghi e fiumi sono gelati, non si trovano vegetali ne bacche. Il bosco è silenzioso e coperto di neve. Siete dei cacciatori Algonchini e dovete trovare il modo di sfamare la vostra famiglia e la vostra gente. Non vi resta che partire, inoltrarvi nella foresta e sperare di avere fortuna. Finalmente avvistate le orme di un alce. Un esemplare grosso, che potrebbe sfamare il villaggio per giorni. Le seguite, strenuamente, nel fondo della foresta, fino a perdervi nella coltre di ghiaccio e di neve sempre uguale, senza fine. Non siete solo, con voi ci sono i vostri compagi di viaggio e anche loro stanno perdendo le forze. Si stanno arrendendo al freddo e alla fame. Le riserve di cibo più vicine sono forse a decine, forse a centinaia di chilometri di distanza. Alcuni di loro, alla fine, muoiono stremati. Rimanete da soli, ma con la voglia di vivere e ritornare al vostro villaggio, alla vostra famiglia. Ecco, pensatevi da soli, in quella foresta, disperati, affamati, congelati. Soli. Persi. Forse cibarvi dei nostri compagni ormai morti potrebbe sembrare un’idea accettabile. Più accettabile morire di fame e di freddo.”
Io e Pietro trattenevamo il fiato, totalmente affascinati, sentendo quasi nelle ossa il freddo provato dal povero, giovane cacciatore perduto. Mamma continuò.
“Vedo che cominciate a capire. A volte anche l’atto più atroce può sembrarci l’unica soluzione. Ma tra gli Algonchini mangiare carne umana è una maledizione. Nel momento in cui l’uomo mangia carne umana, smette di essere uomo e comincia la sua trasformazione in Wendigo. Uno spirito maligno, padrone dei luoghi desolati. Una creatura demoniaca, che vaga solitario nella foresta alla ricerca della prossima vittima per il prossimo pasto di carne umana. Quando trova una vittima, non si nutre solo del suo corpo, ma anche della sua anima e della sua vitalità; più mangia e più diventa forte e potente”
“Vedete? Per gli Algonchini il cannibalismo era un tabù totalmente insormontabile. Sapete cos’è un tabù?”
Entrambi scuotemmo la testa.
“Tutti i popoli del mondo hanno un insieme di regole che indicano cosa è permesso e cosa non è permesso. Ecco, alcune di queste regole si definiscono TABU’. Sono cose proibite. Cose che non si possono dire, o fare o addirittura toccare perché sono pericolose oppure molto sacre. Può essere il divieto di entrare in un posto, di sposare determinate persone, di mangiare alcuni cibi. Chi rompe un tabù può avere grossi problemi con il gruppo e ricevere punizioni molto severe. E’come un super regola sacra, speciale e importantissima e tutti, tutti la seguono perché romperla vuol dire avere delle conseguenze terribili. Per un Algonchino era meglio morire che abbassarsi ad atti di cannibalismo, e questo era importante che tutti lo sapessero e capissero, in modo da potersi fidare l’uni degli altri quando andavano a cacciare nei boschi durante l’inverno gelato. Il Wendigo serviva a quello: a spaventare e a ricordare a tutti cosa si potesse o no fare.
“Ma qualcuno l’ha mai visto? Ci sono prove dell’esistenza del Wendigo?” chiese Pietro. Era difficile, nella penombra della cameretta, non immaginare l’altissima, magrissima creatura, aggirarsi tra i boschi canadesi in cerca della prossima preda
“No. Varie persone dicono di averlo visto ma in realtà è sempre stata niente più che una leggenda…poi negli ultimi anni è successa una cosa interessante. Sapete dov’è la catena montuosa degli Appalachi? Nella parte est degli Stati Uniti. Sono montagne antiche, tra le più vecchie del mondo! E sono lunghissime pensate…quasi il doppio dell’Italia, dal Canada alla Georgia! Gli Appalachi sono un vero e proprio paradiso naturale, ricoperti di boschi fitti, vallate, cascate, grotte. In alcuni punti gli alberi sono così tanti e così alti che sembra sera anche quando è pieno giorno. Vari animali vivono lì, anche orsi e lupi, e prima dell’arrivo degli europei queste montagne erano la casa di molte popolazioni indigene, come i Cherokee e gli Irochesi. Ultimamente molti escursionisti da tutto il mondo affrontano il lunghissimo trekking che percorre gli Appalachi da nord a sud, un’avventura incredibile che può essere emozionante e anche pericolosa. Ecco, proprio alcuni escursionisti hanno pubblicato strane foto e video di strane creature apparse tra gli alberi…ma lo sapete meglio di me. Ora è facile creare effetti speciali anche con un semplice cellulare! E poi, in quelle zone è vero che ci sono leggende simili di demoni legati al tabù del cannibalismo, ma non hanno nulla a che vedere con le creature descritte dagli Algonchini.”
“Ma tutti gli studiosi la pensano come te?” chiese Filippo, interessato.
“Allora, non credo ci siano studiosi che pensino che i video che girano sui social siano reali. Alcuni criptozoologi hanno avanzato l’idea che il Wendigo possa essere in realtà il Bigfoot…ma io non credo. Anzi, secondo me le due leggende non hanno proprio nessun legame in comune!”
“Ma il Bigfoot è uguale allo Yeti, mamma?”
“Questa è una buona domanda, Pietro. E ho anche delle buone storie da raccontare su questo, sai? Magari quando torno, va bene? Adesso bisogna spegnere la luce e dormire”.
Filippo e Pietro si guardarono, rivolgendo uno sguardo alla loro stanza, in penombra. C’erano tanti posti dove il Wendigo poteva nascondersi. Dentro l’armadio. Sotto al letto. Nell’angolo più lontano, proprio dietro quella poltrona. Una creatura scheletrica, con lunghe braccia bianche, pronta a prenderti nella notte…
“Va bene, ma non spegnere tutte le luci, si? Lascia accesa almeno quella piccolina, per favore.”
La mamma sorrise. “Va bene… i mostri delle leggende non possono apparire quando una luce è accesa. Sogni d’oro”.
E mentre usciva dalla stanza, un altro tuono scosse i vetri.

Commenti
Posta un commento